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Il Plancton e il Benthos

Approfondiamo il plancton con tutte le sue componenti e la sua importanza per mantenere l'equilibrio degli ecosistemi marini e il benthos, ossia la flora e la fauna che costituiscono il fondale marino

Posidonia: una pianta marina cruciale per la biodiversità

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L’Italia, insieme a diverse altri paesi come Francia, Spagna, Grecia e Turchia, è considerata un hotspot di ancoraggio.

Nel Golfo Aranci, La Maddalena, si registra il più alto tasso di ancoraggi sulla posidonia oceanica, con oltre 13.000 ancoraggi, in particolare durante la stagione estiva (maggio-settembre), quando il traffico di imbarcazioni da diporto può aumentare fino a quattro volte.

I mari italiani sono ancora ricchi di praterie di Posidonia oceanica, ecosistemi chiave per la biodiversità ma anche molto fragili a seguito di diverse minacce antropiche, tra cui gli ancoraggi.

I danni inflitti alle praterie marine mediterranee dall’ancoraggio delle imbarcazioni, con oltre 50.000 ettari di Posidonia oceanica potenzialmente colpiti solo nel 2024 (pari a 70.000 campi da calcio),  equivale a una perdita economica in termini di servizi ecosistemici di oltre 4 miliardi di euro all’anno.

Lo studio Safeguarding Mediterranean Seagrass Meadows from Anchoring Damage (Salvaguardare le praterie di fanerogame marine del Mediterraneo dai danni causati dall’ancoraggio), si basa su dati avanzati del sistema di identificazione automatica (AIS) per mappare le pressioni dell’ancoraggio su Posidonia oceanica in tutta la regione.

L’ancoraggio è una delle minacce più critiche e prevenibili per la Posidonia oceanica: questa pianta marina (che comunemente viene scambiata per un’alga) ha una crescita lenta ed è vitale per la biodiversità marina, la protezione delle coste e la regolazione del clima. Queste praterie sommerse color smeraldo sostengono la pesca, sequestrano grandi quantità di carbonio, paragonabili alle emissioni di 430 milioni di automobili all’anno.

Inoltre, proteggono le coste dall’erosione: i ‘tappeti’ marroni che si accumulano sulle spiagge sono costituiti dalle foglie più esterne e mature della pianta, e diventano air-bag naturali capaci di ridurre la violenza del moto ondoso sulle spiagge e quindi la loro erosione.

Il restauro marino

Una delle soluzioni per contrastare le attività antropiche, come l’ancoraggio e il degrado degli habitat, è il restauro ecologico, sia attivo che passivo.

Il restauro attivo consiste nella ricostruzione dell’habitat attraverso, ad esempio, la messa a dimora di fanerogame o la reintroduzione di specie nel loro ambiente naturale. Viene utilizzato quando né i processi naturali né i cambiamenti nella gestione delle risorse sono in grado di recuperare un sistema degradato in un tempo ragionevole.

Il restauro passivo, secondo il WWF da privilegiare per prevenire a monte i potenziali danni, prevede la creazione di aree tutelate come le Aree Marine Protette o di altre misure di protezione di ambienti degradati per facilitare la loro resilienza naturale come, ad esempio, la creazione di eco-ormeggi per ridurre l’impatto su habitat quali i posidonieti o sul coralligeno.

Allo scopo di ripristinare gli ecosistemi, la Commissione Europea ha emanato la Nature Restoration Law, la prima legge che pone obiettivi per ripristinare gli ecosistemi degradati o gli ecosistemi che non hanno raggiunto un buon livello di salute ambientale, in particolare quelli con maggior potenziale di assorbimento per il carbonio e i più importanti per ridurre l’impatto dei disastri naturali.


Questa lettura è estratta dall'articolo "Giornata mondiale degli Oceani, report WWF sulla posidonia" sul sito del WWF Italia. Leggi l'articolo completo a questo link: wwf.it/pandanews/societa/mondo/oceani-report-wwf-posidonia